Aveva undici anni Nerina, e per undici anni aveva dormito ai piedi del letto di Elisa. Quando è morta, a marzo, in casa a Verona nessuno ha avuto voglia di riaccendere il camino per giorni. Ma chi soffriva davvero era Sofia, sei anni, la nipote che ogni pomeriggio passava da nonna Elisa dopo la scuola elementare e trovava sempre la cagnolina ad aspettarla sullo zerbino.
La sera dopo la sepoltura, nell'orto dietro casa, Sofia ha tirato la manica della nonna e ha chiesto una cosa che nessuno si aspettava:
— Nonna, possiamo scrivere una lettera a Dio? Così quando Nerina arriva in paradiso, Lui sa che è la mia cagnolina.
Elisa ha detto di sì. Si sono sedute al tavolo di cucina, quello con la tovaglia a quadretti che usavano solo la domenica, e Sofia ha dettato, lettera per lettera, mentre la nonna scriveva con la sua grafia storta da mano artritica:
"Caro Dio, puoi tenere con te la mia cagnolina Nerina? È morta l'altro ieri e adesso è lì con te. Mi manca tantissimo. Sono contenta che me l'hai fatta avere anche se poi si è ammalata alle zampe. Spero che ci giochi, a lei piaceva rincorrere le lucertole nell'orto e nuotare nel laghetto del nonno. Ti mando una foto così quando la vedi capisci subito che è mia. Con affetto, Sofia."
Hanno infilato nella busta la foto di Sofia e Nerina scattata l'estate prima, quella dove lei ha il gelato alla stracciatella in mano e la cagnolina il muso sporco di panna. Sulla busta, in stampatello: "Dio — Paradiso". Dietro, l'indirizzo di casa, Via delle Magnolie 12. Sofia ha voluto attaccare dodici francobolli, uno sopra l'altro, perché — diceva — per arrivare così in alto ce ne vogliono tanti, mica come per la lettera alla zia di Bolzano. Poi è andata di persona all'ufficio postale di quartiere, quello vicino alla farmacia, e ha imbucato la busta reggendola con due mani come fosse un uovo.
Nei giorni dopo continuava a chiedere, ogni sera prima di dormire:
— Nonna, secondo te Dio l'ha ricevuta la lettera?
— Penso di sì, tesoro — rispondeva Elisa, senza sapere bene lei stessa se ci credeva davvero.
Passarono tre settimane. Una mattina di aprile, sul pianerottolo davanti alla porta di casa, tra i vasi di gerani ancora chiusi, Elisa trovò un pacchetto avvolto in carta dorata, quella lucida che si usa per Natale. Nessun mittente. Solo il nome di Sofia scritto a mano, con una calligrafia che nessuno in famiglia riconobbe — non era quella del postino, non era quella della vicina del piano di sopra, non somigliava a niente di conosciuto.
Sofia lo aprì seduta per terra, in salotto, con la nonna e la madre attorno. Dentro c'era un libro illustrato sul lutto degli animali, di quelli che si trovano nelle librerie per ragazzi. Ma tra le pagine, all'altezza del capitolo centrale, c'erano tre cose: la stessa fotografia di Sofia e Nerina, la busta che era stata imbucata — timbrata, aperta con cura sul lato corto — e un foglio piegato in quattro.
La lettera diceva:
"Cara Sofia, Nerina è arrivata sana e salva in paradiso. La fotografia mi è servita moltissimo, l'ho riconosciuta subito dal musetto sporco di gelato. Adesso le zampe non le fanno più male. Il suo spirito è qui con me, ma lei vive ancora anche nel tuo cuore, e questo non glielo toglie nessuno. A Nerina piaceva tanto essere la tua cagnolina. Qui in paradiso non abbiamo bisogno di un corpo, e io non ho tasche dove tenere le fotografie, perciò ti rimando la tua perché tu possa custodirla per sempre. Grazie per la tua bella lettera. E ringrazia tua nonna per averti aiutato a scriverla e a spedirla: hai una nonna speciale, l'ho scelta io apposta per te. Ti mando la mia benedizione ogni giorno, e voglio che tu sappia una cosa: ti voglio bene. E ricordati: trovarmi è facilissimo. Sono in ogni posto dove c'è amore. Con affetto, Dio."
Nessuno, ancora oggi, sa chi abbia scritto e confezionato quel pacchetto. Forse un impiegato dell'ufficio postale che ha letto l'indirizzo sulla busta e non ha avuto il cuore di lasciarla nel cestino degli indirizzi sbagliati. Forse qualcun altro, che ha visto passare quella bambina con la busta stretta tra le mani e ha deciso, in silenzio, di fare qualcosa. Forse non lo sapremo mai.
Sofia ha tenuto quel libro sul comodino per anni. La fotografia, quella con il gelato alla stracciatella, è ancora incollata nell'ultima pagina, dove l'aveva messa lei con lo scotch, un po' storta.












