Il silenzio di Piero

Piero Bellandi aveva sessantotto anni e quella mattina di marzo, mentre Ada preparava la borsa per andare dalla figlia a Prato, decise di essere spiritoso. "Vai pure, magari mi riposo un po' da te" le disse, appoggiato allo stipite della cucina con la tazzina del caffè in mano. Ada si fermò un attimo, lo guardò da sotto in su come si guarda un bambino che ha detto una sciocchezza, si batté due dita sulla tempia — sei ammattito — e continuò a piegare le camicie senza aggiungere altro.

Erano trentun anni che vivevano in quella casa a due piani vicino al mercato di San Lorenzo, a Pistoia, con il pero in cortile che ogni autunno sporcava il vialetto di frutti marci e nessuno dei due si decideva mai a tagliarlo. Ada infilò nella borsa un contenitore di crostata di mele per i nipoti, chiuse la cerniera con uno scatto secco e uscì. Piero la sentì scendere i tre gradini, sentì il cancello di ferro cigolare — bisognava oliarlo, se lo diceva da mesi — e poi più niente.

Richiuse la porta, si stiracchiò le spalle come chi si toglie di dosso un peso, e pensò: finalmente. Silenzio. Pace. Niente più telenovela delle sette, ora poteva guardarsi la partita e il telegiornale senza nessuno che commentasse ogni cosa.

Prima cosa: cacciò il gatto, Tigre, il coccolo di Ada, fuori sul balcone. Poi buttò il cestino della lana dietro il divano, si tolse le scarpe e si sprofondò in poltrona. Cambiò canale una decina di volte — noia. Spense la televisione. Fece un giro per casa — vuota, con quell'eco strana che hanno le stanze quando manca una voce. Verso mezzogiorno si scaldò la pastina avanzata, si scottò le dita col piatto bollente, si sedette e per abitudine gridò verso il corridoio: "Ada, passami il pane!"

Nessuna risposta. Nemmeno il telegiornale delle otto aveva senso senza il commento di Ada — con chi litigava adesso sulla riforma delle pensioni? Tirò fuori il mazzo di carte da briscola, ricordò come lei lo batteva ogni sera e come poi ridevano come due ragazzini, seduti al tavolo di formica in cucina.

Quella notte, senza il suo russare leggero dall'altra parte del letto, senza il rumore delle pentole la mattina alle sette, non riuscì a dormire nemmeno lui. Il giorno dopo era già nervoso, di malumore, la casa gli sembrava fredda come una minestra riscaldata due volte. Verso sera aveva mollato. Prese il telefono, chiamò la figlia Simona a Prato, e con la voce impastata di orgoglio ingoiato chiese: "Passami la mamma, per favore." E quando Ada rispose, disse piano: "Non è bello stare da soli."

Ada tornò con il pullman delle diciassette e trenta, un'ora dopo la telefonata. Entrò, guardò lo scempio in cucina e lo sgridò per il pavimento sporco di pastina, prese in braccio Tigre dal balcone e tirò fuori il cestino della lana da dietro il divano senza dire una parola di trionfo. La sera, di nuovo carte, la camomilla sul tavolo, le risate.

Piero perse tre mani di fila e borbottò: "Con te non c'è mai pace… forse è meglio se torni un altro po' da Simona." Ada scoppiò a ridere e non rispose subito. Aveva capito da tempo che quel vecchio brontolone non avrebbe retto nemmeno un giorno intero senza di lei — ma questa volta, per la prima volta in trentun anni, aveva anche capito qualcos'altro: che una casa, un conto in banca, una firma su un foglio possono restare mute finché uno dei due non decide di parlarne chiaro.

La settimana dopo Ada prese l'autobus non per Prato, ma per lo studio del notaio Bertini, in via Cavour. Portava con sé la busta gialla che teneva nel cassetto del comò da anni: l'atto della casa, ancora intestata solo a Piero perché "tanto è la stessa cosa, siamo sposati". Non era più la stessa cosa. Chiese la comunione dei beni, la metà della casa a suo nome, come previsto dalla legge ma mai messo su carta. Il notaio le spiegò i tempi, i costi — quattrocento euro di spese, tre settimane per la pratica — e Ada firmò senza tremare.

Quando Piero lo scoprì, una busta del notaio arrivata per posta, rimase in piedi davanti al tavolo di cucina con il foglio in mano, la crostata di mele di Ada intatta accanto al bricco del caffè. Non disse niente sulla briscola, quella sera. Ada gli versò la camomilla come sempre, si sedette, e disse solo: "Così, se un giorno vuoi di nuovo un po' di pace, sai già cosa dividere."

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